Conzativicci, Foraffascinu e una piccola magia cosentina

foraffascinu

Sapevo sin dall’inizio che il paragone con Conzativicci sarebbe stato continuo. In tanti, tantissimi, mi dicevano che non avrei mai potuto eguagliare il successo del “Signor Dio”, di Tatangelo o di Totonno redivivo. Se c’è una cosa che alberga sempre nel mio animo è la shcattaria. Signu shcattarusu di natura e dunque ho accettato la sfida, anzitutto contro me stesso. Ho detto a me stesso: vedremo. Ora me lo posso rivendicare con orgoglio. Tenendo presente il rispetto per i gusti di tutti, Foraffascinu, dopo 15 repliche posso dirlo, mi piace più di Conzativicci. Che resta un gioiellino incastonate per sempre nella mente dei cosentini, ma che non aveva, a mio avviso, il valore teatrale (del MIO modo di fare teatro, cioè artigianale e d espresso da giardiniere popiliano) della commedia che ieri sera è andata in scena al “Gigi Marulla” (lode a te, ovunque tu sia). Iniziai a scrivere Foraffascinu una sera tra Natale e Capodanno. Presi una computisteria (non riesco ad ideare niente di “serio” senza una penna in mano) e partii dalla fine. Dal video conclusivo. Volevo dire alla gente quanto fosse ai miei occhi insopportabile il latente razzismo verso tutte le diversità. Fisiche, mentali, religiose, sessuali, etniche. L’unica diversità per me inaccettabile è quella degli arroganti. Contro questa malattia (l’arroganza) divento cattivo come il peggiore dei Salvini. Gli arroganti, quelli che ne hanno ogni giorno per tutti e non sanno vedere nulla di positivo nel loro prossimo, quelli che esprimono unicamente concetti cattivi verso tutti, io li porterei nei gulag di sovietica memoria. Dicevo del pensiero di scrivere qualcosa di antirazzista a tutto tondo. Ne sentivo il bisogno fisico, in un periodo in cui vedevo, e vedo, deliri di maledetti burattinai che sfruttano le paure recondite del popolo per trarne vantaggio personale. Un po’ come quei preti che inculcano il terrore delle fiamme dell’inferno alle vecchiette in modo da depredare loro le offerte alla domenica, e possibilmente anche la pensione. Come sempre mi posi il dilemma di come esprimere ciò che volevo portare fuori da quella computisteria nel modo più leggero possibile. Ma questo per me è un falso problema. Ho un’ancora di salvataggio meravigliosa ed infallibile: i “miei” attori. Roberto, Eliseno, Mariano, Antonio, Davide, Alessandra, Sandra, Loredana e tutti gli altri, sanno ciò che voglio. Sanno trasformare in grassa risata anche ciò che scrivo seriamente. Sanno regalare, a ciò che scrivo in bianco e nero, il colore dell’allegria. Francesca Marchese mi ha “regalato” la sua maestria nel mettere un minimo di tecnica teatrale in un prodotto “crudo” come sono sempre i miei scritti. Così nasce il Foraffascinu che avete visto ieri sera. Sapevo sin dall’inizio che il paragone con Conzativicci sarebbe stato continuo. In tanti, tantissimi, mi dicevano che non avrei mai potuto eguagliare il successo del “Signor Dio”, di Tatangelo o di Totonno redivivo. Se c’è una cosa che alberga sempre nel mio animo è la shcattaria. Signu shcattarusu di natura e dunque ho accettato la sfida, anzitutto contro me stesso. Ho detto a me stesso: vedremo. Ora me lo posso rivendicare con orgoglio. Tenendo presente il rispetto per i gusti di tutti, Foraffascinu, dopo 15 repliche posso dirlo, mi piace più di Conzativicci. Che resta un gioiellino incastonate per sempre nella mente dei cosentini, ma che non aveva, a mio avviso, il valore teatrale (del MIO modo di fare teatro, cioè artigianale e d espresso da giardiniere popiliano) della commedia che ieri sera è andata in scena al “Gigi Marulla” (lode a te, ovunque tu sia). Ho subìto molte amarezze in questi mesi. Più di quante ne immaginate. Ho dovuto leggere di gente che, dopo essere salita sul palco per anni nei miei spettacoli, appena non è stata soddisfatta del ruolo assegnato in Foraffascinu, ha rinunciato ed il giorno dopo ha scritto: “la beneficenza si fa in silenzio, tutto il resto è palcoscenico”. Facendo del male a me e a tutti quelli, disabili in primis, che stanno lottando da tanto tempo per vedere una Cosenza un poco più sostenibile e accessibile. Il diritto al gioco che regaleremo (anche) ai bambini disabili, visto come “palcoscenico”. Abbiamo letto di gente che sosteneva che “Sergio Crocco sfrutta i disabili”. O che blaterava bavosa di “fenomeni da baraccone”. Ho tolto a calci nel culo questi indegni dalla mia vita, anche se in realtà non ne hanno mai fatto parte. Ne sono orgoglioso. Come sono orgoglioso dei 4000 cosentini che ieri ci hanno regalato l’ennesimo sforamento di sold out, il loro tempo ed i loro applausi. La loro pazienza nel sopportare tre ore di spettacolo ed i loro sorrisi solidali. Questa è la mia Cosenza, tutto il resto è cattiveria. Il nostro teatro è una piccola, grande magia. Compiutamente non riuscirò a comprenderla nemmeno io. La mia dedica per il successo di ieri sera va a Sara Ruggeri, amica colpita dalla malvagità della vita, a Francesca Caruso, in lotta dura e senza paura, a tutti che quelli che nella Terra di Piero non saliranno mai su un palcoscenico ma si fanno un mazzo così ogni giorno per l’Associazione ed i suoi progetti solidali. E poi alla Donna che stimo, amo, contemplo: Alessandra, la mia meraviglia quotidiana. W Piero Romeo, W La Terra di Piero, W il Parco senza barriere.

Resta in contatto con noi

La Terra di Piero

Parla con noi

Altre info

"Siti Amici"