La Terra di Piero, piccola storia di una Calabria che resiste

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Voglio iniziare questo 2012 parlando di un’altra Calabria. Quella fatta da semplici volontari, semplici persone, non legata a gruppi e camarille politiche, non fatta da quella gentaglia che vediamo ogni giorno comparire sugli schermi televisivi e sulle prime pagine dei giornali.

piero-romeoE’ una Calabria minoritaria ma che esiste e resiste e che spesso nelle piccole iniziative riesce a diventare maggioranza fatta di coscienza civile, impegno,sacrificio personale. Si tratta di un associazione che si chiama “La terra di Piero”. Piero è un ultras cosentino, che da sempre si era occupato dei giovani diseredati ed espulsi dalla società, e che faceva il cuoco nella comunità di Padre Fedele . Morì giusto un anno fa , nel febbraio del 2010, lasciando un vuoto incolmabile in tutta la comunità sportiva e della solidarietà cosentina, nella quale si era distinto per centinaia e centinaia di iniziative. Fra le tante iniziative volontaristiche di Piero quello di fare il cuoco alla mensa di Padre Fedele costruita all’interno dell’Oasi Francescana. I guai per Padre Fedele nascono proprio da quest’oasi. La Chiesa calabrese vuole metterci le mani sopra. La gestione di questo frate poco ortodossa non piace alle gerarchie ecclesiastiche con le quali Padre Fedele si scontra inversamente proprio sulla gestione dell’Istituto Papa Giovanni. Due mondi cristiani che si scontrano su come interpretare il volontariato, l’aiuto agli altri. Padre Fedele da un lato che gira nella sua scassatissima auto e veste da frate e sta sempre in mezzo ai giovani ed ai diseredati, fino ai viaggi in Africa in missione, dall’altra Don Alfredo Luberto e le sue ville , la sua casa con piscina iacuzzi, il lusso. La Chiesa ufficiale che seguiva passo passo, cosa faceva Padre Fedele nella sua Oasi, non sapeva invece cosa succedeva in quell’istituto a serra d’Aiello ?

home module centrafricaLa Chiesa ufficiale aveva l’obbligo morale di bloccare sul nascere la vita lussuosa di Don Luberto, in quanto a lei era affidata il controllo di tutto. Ha pagato solo Don Luberto , scaricato subito dai suoi superiori. Per Padre fedele le cose sono andate invece diversamente. Qui c’è una suora che lo accusa di violenza sessuale. Un accusa terribile per un uomo della Chiesa, che sin dall’inizio della brutta vicenda si è dichiarato innocente ed ha gridato al complotto. Un complotto per togliergli l’Oasi francescana e ridurre lui al laicato. Ma Padre fedele non demorde, anzi rilancia. Continua le sue missioni in Africa, triplica le sue iniziative, cerca nuovi finanziamenti per costruire una nuova oasi francescana per i poveri , in attesa del processo d’appello a Catanzaro dove spera di poter ristabilire la verità. Intanto parte forte nel periodo di Natale l’iniziativa “la terra di Piero nata dalla omonima associazione costituita a Cosenza lo scorso mese di marzo per volontà di alcuni amici di Piero Romeo e di sua moglie, Marianna Gallo, non esclusivamente legati al mondo ultras cosentino. Nel corso dei mesi che si sono succeduti l’Associazione ha messo in cantiere diverse iniziative culturali e promozionali destinate alla raccolta dei fondi che, affidati a Padre Fedele, hanno permesso la costruzione della prima scuola materna e del primo pozzo per l’acqua potabile realizzati nella Repubblica Centroafricana. Questo primo successo, ottenuto in così breve tempo grazie ai contributi raccolti non solo dalla generosità dei cosentini, ma anche di tanti amici di Piero Romeo sparsi per l’Italia,ha spinto l’Associazione La Terra Di Piero a continuare a sviluppare il progetto “Pozzo Farcela” in terra d’Africa con obiettivi immediati legati alla costruzione di un altro pozzo nel villaggio di Bedaia, dove le donne devono percorrere ogni giorno 14 km per la raccolta dell’acqua, ed una seconda scuola materna, più grande di quella realizzata, nella cittadina di Paoua. il mercante in fiera ara cusinitina

Per fare questo la raccolta fondi continua attraverso le donazioni che giungono sul conto corrente dedicato e sulle iniziative prossime venture, fra le quali anche una proposta dall’amministrazione comunale di Castrolibero.

Scrive Sergio Crocco presidente dell’Associazione Terra di Piero:

Piero odiava svisceratamente la retorica. Quando sentiva qualcuno immergersi in piroette linguistiche, paroloni o discorsi-fiume… diceva subito: “chissu si parra ‘nguaddru!”, si alzava e se ne andava. Questa è una delle tante cose che Piero Romeo mi ha insegnato nella vita. Cercare di rifuggere il più possibile da discorsi retorici e strappapplausi. E dunque cercherò di fare molta attenzione nel commentare, e mi sembra doveroso, le foto che ci sono arrivate dall’Africa tramite lo “stupratore assatanato di donne e sesso” che il porto delle nebbie chiamato Tribunale di Cosenza vuole far credere risponda al nome di Padre Fedele. E’ facile cadere nella retorica vedendo queste foto. Ancora più facile autocelebrarsi e dirci tra di noi quanto siamo bravi. Si, siamo stati bravi, bravissimi. Abbiamo creato in meno di un anno, in nome di un amico e di un eroe dei nostri tempi, qualcosa di bello e duraturo per chi ha bisogni primari completamente diversi dai nostri. Un pozzo ed un asilo per cominciare, costruiti uno a Paoua e l’altro a Bedaia, entrambi in sperduti ma affascinantissimi posti della Repubblica Centrafricana, sono un punto d’arrivo e soprattutto un buon punto di partenza dell’ennesima tappa del nostro percorso solidale. Forse è il caso, anche per scopo puramente motivazionale, dircelo che siamo stati in gamba. Noi e chi ci ha sostenuto e ci sostiene ( vi assicuro che siamo davvero in tanti). Ma subito dopo mi viene naturale pensare che abbiamo dato una goccia ad un deserto che le multinazionali ed i governi militari hanno interesse a che così rimanga. In modo, per restare nell’ambito Centrafrica, che le distese di cotone continuino ad essere sfruttate dai francesi e le popolazioni indigene vengano affamate e tenute sotto controllo sociale. Una goccia importante, fondamentale, soprattutto in rapporto a ciò che noi possiamo dare ed alle sofferenze che un pozzo riesce ad alleviare ad una seppur piccola fetta di abitanti della fascia equatoriale. Ma pur sempre una goccia, però. E allora torno all’insegnamento di Piero. Concretezza ed operatività nel mondo del volontariato, dove le cosiddette “spese di rappresentanza (cioè tutti i soldi che vanno ai pc, ai viaggi dei segretari e delle segretarie, alle conferenze inutili ed alle costituzioni di parte civile per… raccolta fondi) sono spesso cifre superiori a quelle usate per i veri destinatari. Concretezza ed operatività che Piero aveva ben impresse già dalle 6 di mattina, quando si svegliava e pensava a come dare un sollievo a Nunziatina, al Generale, a Totonnu e a tutto il variegato mondo del disagio sociale cosentino.

mercante-in-fiera-terra-di-PieroE sempre da questa vulcanica associazione ecco l’idea forte che oggi spopola per tutti i tavoli di Natale di Cosenza. E’ il Mercante in fiera “ara cusintina”. Un idea di Sergio Crocco, amico fraterno di Piero. L’idea è davvero originale e divertente. Giocando attraverso le carte si percorre tutta Cosenza ed i suoi luoghi tipici oltre che i modi di dire del cosentino, la gastronomia, i negozi storici. Per cui troviamo la carta di “sutta a suprelevata”, quella du “carceri viacchiu”, , d’ “u pont’ ì mancini”, dei Fratelli Bandiera, de “i pistiddri”, d’” i crucetti”. Un mazzo di carte che andrebbe reso obbligatorio nelle scuole per far conoscere ai giovani la storia della propria città. Anche un libro è entrato nella tante iniziative a favore dell’associazione. Si tratta del libro, presentato al Centro Documentazione Interattivo “Raffaele De Luca” in piazzetta Toscano, nel centro storico di Cosenza, “le Fiabe Apocrife”, scritto da Giuliano Cuccurullo, edito da Coessenza. L’iniziativa è promossa in collaborazione con la ONLUS “La Terra di Piero”.L’intero ricavato della vendita del libro sarà devoluto al progetto POZZO FARCELA, per la realizzazione di un pozzo d’acqua potabile in Congo. I racconti del narratore nocerino Cuccurullo ripropongono in chiave paradossale ed eretica i contenuti delle fiabe classiche, in una miscela di provocazioni oniriche e suggestive rivisitazioni. Non è casuale, nel libro, la dedica a Piero Romeo, rimasto nei cuori e nella coscienza dei Cosentini, e non solo.

Nella presentazione , scrive “Coessenza” : “Forse la forma migliore per onorare la figura di questo instancabile operatore sociale e storico esponente carismatico degli Ultrà Cosenza, è capovolgere il senso comune, riflettere sul concetto di eresia come ricerca interiore della verità e solidarietà attiva nei confronti dell’Altro. Piero amava andare al di là delle apparenze, spingersi ad indagare le zone d’ombra del nostro essere, partecipando alle sofferenze che a volte la natura umana deve affrontare. Era questo il suo modo di esplorare il mistero “che ci nutre e ci avvolge”. Lo faceva con semplicità, riscoprendo il “fanciullino” che è in noi, affrontando le diverse esperienze con lo stupore che solo i bambini e le bambine possono sprigionare. Anche per tali motivazioni l’autore, che era legato a lui da profonda amicizia, ha inteso dedicare a Piero questa sua opera”.

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