LE CASE APERTE

2013-08-03

Giovedi scorso abbiamo realizzato uno spettacolo a Santa Lucia, in pieno centro storico cosentino. E’ stato un successo, lo dico senza girarci attorno.

Con i “soliti” problemi organizzativi, dettati dal fatto chenon siamo del mestiere e dal dilettantismo che ci contraddistingue. L’organizzazione della Terra di Piero e di Cusenza Vecchia, noi ci siamo, alla fine però ha regalato i frutti sperati:"Maniamuni" ha registrato la piazza piena, emozioni, risate ed una piacevole serata passata da qualche centinaio di cosentini in un luogo suggestivo e di memoria secolare.

Tranquilli: non voglio magnificare i miei testi, né lodare eccessivamente gli “attori” che mi supportano e sopportano in questa avventura.Lo fanno altri ed il mio egocentrismo ne gode già molto. Mi preme invece sottolineare un aspetto che giovedi sera credo sia stato più importante di me,di Ercole Scorza, di Daniela De Pietro, di tutti quelli che hanno collaborato alla ottima riuscita della serata: l’aspetto umano della gente del quartiere.Negli ultimi 15 giorni ho frequentato Santa Lucia più di quanto non lo abbia fatto in tutta la mia vita.

Già avevo colto le potenzialità umane e sociali di un quartiere da sempre visto come malfamato e da relegare a dormitorio. Sono fisicamente nato al Primo Lotto di Via Popilia e sono cresciuto sentendo tante volte la classica frase “ un ziammai na casa a Via Popilia”. Conosco bene,dunque, cosa vuol dire avere la sensazione di esclusione dal contesto cittadino. Da piccoli per noi già andare all’Autostazione voleva dire “jì aCusenza”. Noi eravamo Via Popilia, un’altra cosa. Dunque credo di sapere come vive la realtà quotidiana il popolo di Santa Lucia.

Sentirsi l’esclusione addosso per tutto l’anno non è semplice. E non è semplice nemmeno riuscire ad accogliere chi viene a vedere uno spettacolo nella “tua” piazza e non sai se dopo due giorni ti avrà solo sfruttato e poi si dimenticherà di te. SantaLucia, nella sua interezza, questo pensiero non lo ha fatto. Santa Lucia è ilquartiere per eccellenza dove il concetto di Casa assume nell’immaginario collettivo aspetti molteplici e non sempre gradevoli. Ebbene, giovedi sera le case di Santa Lucia non erano chiuse per nessuno. Quelle case erano aperte per chi doveva andare al bagno, per chi chiedeva un bicchiere d’acqua, per chi voleva parlare con chi le vive.

Ho visto una signora aprire la porta ed offrire un panino con la mortadella che trasbordava, ad un ragazzo che poi mi ha detto essere li per la prima volta in vita sua nonostante abiti a Viale Trieste. Io, assieme ai miei amici, potrò organizzare altri 100 spettacoli… siamo stati nei teatri di Cosenza e di Roma. Il 21settembre saremo a Milano, poi si parte con il progetto Canada…ma il teatro naturale di quelle case che aprivano le loro porte ai cosentini che salivano le scalinate, resterà sempre come una pietra miliare per noi che ci sentiamo spesso più grandi di ciò che realmente siamo.

Se chi comanda questa città non ci darà paletti o vincoli ostativi, ho(abbiamo) l’intenzione di ricambiare l’ospitalità semplicemente non abbandonando questa gente.

“Adottare” quella piazza, sperando che altre associazioni e magari anche qualche privato, possa emulare ed occuparsi anche delle altre tante piazze del Centro Storico, varrà come ringraziamento perquelle porte che aprivano al mondo e quelle case che offrivano ospitalità e chiedevano rispetto.

Grazie di cuore, Santa Lucia, le tue case non saranno più chiuse.

Sergio Crocco

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