Nell'emergenza guerra-civile la fame è diventata carestia

Genocidio in Repubblica Centrafricana

Nel silenzio generale dell’opinione pubblica internazionale, in Repubblica Centrafricana, porzione d’umanità isolata e sempre più allo sbando, dopo gli ultimi drammatici eventi interni, la gente soffre la fame.

E pochi da noi, occorre che ce lo diciamo, possono comprendere, specie oggi, cosa significhi restare, per giornate interminabili, senza cibo.

Sani o malati, giovani o vecchi che si sia, le condizioni di uomini e donne, a Bangui, nelle altre cittadine e nei villaggi, sono appunto tali.

La parola giusta è carestia.

Come se non fossero bastati o bastassero gli scaffali semi- vuoti dei pochi negozi ancora aperti nelle città spettrali, la situazione si è ulteriormente aggravata da momento in cui il vicino Camerun ha deciso di non rifornire più di merce il Paese.

E il tutto ha avuto inizio in seguito ad un incidente capitato ad un trasportatore camerunense, che ha perso la vita durante l’esercizio del proprio lavoro.

Da quel momento in avanti c’è stato il rifiuto da parte camerunense di proseguire il servizio e il “no” deciso dei camionisti e dei rappresentanti stessi della categoria.

Le spiegazioni fornite sulle prime, attraverso i “media” locali, da una parte e dall’altra, sono state quelle delle condizioni di pericolosità delle strade, intendendo per pericolosità il danneggiamento della carreggiata, che può favorire il ripetersi d’incidenti stradali.

Pretestuosa bugia in considerazione del fatto che in pessimo stato sono un po’ tutte le strade del continente e che gli autisti lo sanno molto bene.

Poi però si è anche detto, in aggiunta e chiaramente ,della paura per la presenza lungo il tragitto degli uomini del Seleka.

Quest’ultimi , ribelli armati di differenti etnie e/o provenienze geografiche, islamici fondamentalisti, che hanno costretto alla fuga Bozizé e dichiarata conclusa una fase politica della Repubblica Centrafricana,destabilizzandola e(dramma nel dramma) senza lasciare, al momento, intravedere un possibile futuro, sono spietati. Non esitano ad uccidere oltre che a impossessarsi di quanto incontrano sul proprio cammino.

E, per giunta, lo fanno servendosi dei cosiddetti soldati-bambini, cui hanno sottratto, plagiandoli, ogni personale capacità d’intendere.

Così, quasi certamente, il camionista camerunense è stata una loro vittima.

L’unico allarme in merito a questo dramma collettivo e individuale, che non lascia intravedere presto alcuna conclusione, viene dai vescovi della Chiesa cattolica locale, molto preoccupati.

Da Emergency di Gino Strada, che è rimasta sul posto in quanto non esiste sanità, e da sparute Ong locali, che fanno il pochissimo che possono con i mezzi risicati ,che hanno disponibili.

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