I sogni si realizzano, conzativicci.

L'abbraccio della curva

E’ una di quelle mattine libere. Quelle in cui ti svegli tranquillamente senza l’ansia della sveglia o del lavoro. E’ il giorno dopo “conzativicci” e mentre sorseggio il primo caffè sfoglio un Facebook pieno di parole e foto dedicate all'evento che ho vissuto fin da quando era solo un seme piantato in un terreno arido e storicamente ostico verso chi decide di fare anziché giudicare. 

Oggi è un plebiscito di complimenti ed abbracci ma ricordo i primi passi di questo miracolo, ricordo anche lo scetticismo degli artisti benpensanti che sminuivano questi ragazzi che alla fine, con il sorriso e la passione, sono riusciti a conquistare anche i loro applausi.

Con Sergio Crocco ho camminato fin dall’inizio rispondendo alle sue richieste convinto che questo “ragazzo” ed i suoi amici stessero scrivendo una pagina importante di questa città. Una di quelle pagine nate su un tovagliolo di pizzeria e finite su un libro.

Ieri ho vissuto fin dal mattino quella sorta di attesa interiore speciale. Lavoro, riunioni, persone. Tutto svolto con il pensiero rivolto alla serata. Sapevo che per Sergio e per i suoi ragazzi non era uno dei tanti spettacoli, non era una semplice replica. Ero emozionato io, figuriamoci loro.

Tempo fa Sergio scrisse “se scrivete qualcosa su conzativicci vi sarò grato” così ho deciso di condividere il mio punto divista sulla serata di ieri.

Arrivo verso le 20 su via degli stadi e la mia ragazza, notando le tante auto, dice “c’è più gente stasera che durante le partite del Cosenza.” E’ vero, ma non avremmo immaginato che da li a poco le macchine sarebbero addirittura raddoppiate.

Entro dalla porta servizio, quella che usavo quando avevo la fortuna di poter prestare la mia opera per il Cosenza Calcio e vedo Albino, un “giovane tifoso occasionale” che dal 1977 segue il Cosenza Calcio con una passione commovente. Ci abbracciamo senza aggiungere altro se non qualche battuta di rito. Subito dietro mi viene incontro Eliseno Sposato ed insieme attraversiamo il punto interno del San Vito che io ho sempre chiamato “stargate” ovvero il sottopassaggio auto che porta sul manto erboso dello stadio.

Vedo Riccardo Tucci, immancabile. Lui che con Piero ha condiviso la vita avrà sicuramente nascosto dietro la macchina fotografica tutta l’emozione di quella sera.

La scena che si presenta è surreale ed emozionante. L’ho immortalata nella foto in basso per farvi capire meglio la magia che si respirava. Mi avvio verso il retro palco e i saluti e gli abbracci si susseguono tra conoscenti, amici ed artisti che hanno inteso contribuire nell’attesa dell’evento. I cantanti Antonello Armieri, Antonio De Rose, Pippo Tocci e Massimo Cardamone che, appena sceso dal palco dopo una superba esibizione, si rivolge a me dicendo “cumu signu jutu?”. Poi vedo l’amica Rosaria Staffa con cui ho condiviso quel manto erboso in uno dei giorni più importanti per il calcio cittadino, il centenario. Non poteva che scattare un abbraccio nel ricordo di quei giorni tanto belli quanto difficili da gestire emotivamente e professionalmente, uno di quegli abbracci che parlano senza dire nulla e durano qualche secondo in più dei classici abbracci.

A quel punto decido di lasciare il manto erboso ed entrare in curva.
Una curva diversa. Tanti bambini, tante mamme e tantissimi papà che avevano lo sguardo infantile di chi guarda per la prima volta il San Vito illuminato di notte.

Cammino tra la gente per trovare un posto nel cuore della curva, volevo stare al centro e mentre la mia ragazza cercava di scoraggiarmi “è tutto pieno, andiamo sul lato” ho visto un amico di vecchia data che mi saluta e mi invita a sedermi vicino a lui nonostante lo spazio fosse praticamente assente. “Ni'stringimu” e ci siamo stretti. Grazie Luigi Vite.

Anche lui, anche questo amico sembra disegnato per rendere ancora più emozionate la mia serata. E si, lui è uno dei migliori amici di Piero Romeo. Uno di quegli amici che “quando è volato via ho chiuso tutto in un cassetto che stasera ho voluto riaprire” mi ha detto mentre sorseggiavamo una birra nell’attesa. Mi ha parlato di Piero e di quanto questo ragazzo fosse speciale.

Si spengono le luci, tacciono le voci ed entra “l’unica canaletta con un cuore” dice la presentatrice. Sergio, visibilmente emozionato, evidenzia l’importanza di quella serata per lui, per i ragazzi coinvolti ma soprattutto per la terra di Piero.

Entra Dio e Tatangelo e mentre tutta la curva rideva ed applaudiva io pensavo all’importanza sociale che si celava dietro quel palco ma soprattutto di fronte quel palco. Ridere, piangere e denunciare con acuta ironia i limiti di questa terra ha reso conzativicci un evento che entra di diritto nella storia di questa città.

Selfie con l'amico Luigi Vite. Colui che mi ha ceduto spazio.Ricordo ancora quel giorno in cui Sergio mi disse “Luì, ho un’idea.”
No Sergio la tua non era un’idea, era un sogno che ho visto realizzarsi
e per questo non finirò mai di ringraziarti.

Luigi Vircillo

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